Congedando Godò
Informazioni sulla manifestazione:
Descrizione dettagliata:
“L'ultimo senso del gioco è il non-senso”
E' ciò che scrive un linguista, Karl Jaberg. La frase sembra insensata essa stessa: certo che i giochi hanno senso, hanno delle regole, hanno un principio e una conclusione, finiscono con la vittoria di uno o dell'altro. Anche il teatro dell'assurdo ha senso: il genio di Beckett vede lontano, punta in alto, il significato ultimo del suo En attendant Godot è la definizione dell'Indefinibile. Sul Godot di Beckett è stato detto un po' di tutto, gli sono state attribuite mille interpretazioni, e probabilmente se le merita dalla prima all'ultima. Ma lo spunto più grande che ci ha offerto è quello di non dire, e nemmeno sottintendere, un senso: se questo c'è (ed eccome se c'è!) sta nello spazio tra il pubblico e l'attore che recita, sta nell'aria tra la poltrona della prima fila e il limite del proscenio. E' questa la regione che abbiamo voluto esplorare, quell'area, quell'aria, tra attore e pubblico: il senso non c'è nel testo, non sta nelle parole degli attori, e non risiede nemmeno soltanto nel pubblico. Sta nel "tra". Non nel testo, detto o udito, ma nell'essere venuti ad ascoltarlo, nella provocazione di proporre una cosa che è più che assurda. C'è troppa voglia di trovare un significato per tutto per non cedere allo sfizio della sfida pura: il senso ultimo di play è il non-senso.
P. A. Martina